martedì 6 agosto 2019

Recensione "Amianto" di Alberto Prunetti




Mi rivolgo a chi fa il mio mestiere: agli igienisti industriali, ai formatori, ai tanti specialisti e professionisti della sicurezza. Ho appena finito di leggere il libro “Amianto” di Roberto Prunetti e mi sento veramente in obbligo di spendere due parole per raccomandarlo a tutti. In particolare a chi, come me, si occupa di sicurezza sul lavoro e igiene industriale per scelta di vita e attività lavorativa.
Amianto è un punto di vista. E’ un punto di vista che non possiamo dimenticare o far finta di perdere tra i meandri e i cavilli della legge che proviamo ad applicare e a far rispettare. E’ il punto di vista di chi perde la vita, di chi lavora, di chi ha dedicato l’esistenza ad andare aventi in una giungla di tubi di acciaio infestata da nebbie di esalazioni ignote e disseminata di ostacoli più grandi di loro.
Il tema non c’è bisogno di raccontarlo. Al massimo sintetizzarlo come la più grande tragedia della storia dell’igiene del lavoro. Un errore industriale che ha tolto la vita finora ad almeno 4 milioni di persone e con il quale dovremo continuare a combattere per numerosi altri decenni.
La scrittura è vera, efficace, urlata e soave come serve per chi non riesce più ad ascoltare. Verso chi pensa che il lavoro sia un concetto del passato ma anche verso chi si è accoccolato tra le spire molli di una società postindustriale dove la nostra comodità è spesso polvere sotto i tappeti altrui. E’ un urlo verso tutto e tutti e così va letto. Non soffermatevi su certe rapide e necessarie conclusioni, neanche sulle inevitabili inesattezze in una materia così complessa: questo è il grido di dolore di una generazione che si è immolata in nome di una crescita industriale che troppo spesso ha innestato una marcia insostenibile. E verso uno stato e una collettività che, in nome di quella velocità, hanno accettato rischi inaccettabili.
Si ride, si ride pure in questo testo. Si sorride nei racconti di un’infanzia con le ginocchia sbucciate, condita dal sarcasmo inimitabile dei toscani, immaginando questi uomini di altri tempi la cui forza era pari solo alla loro bontà. Si sogna leggendo la convinzione dei loro ideali e si soffre scoprendo la loro ingenuità di fronte a certi pericoli, a certe storture a certe mostruosità. E’ un racconto di una generazione andata; andata perché non siamo capaci più neanche di immaginarla in un mondo, quello di oggi, dove quel passato è esattamente la realtà di altri. Un mondo dove oltre 110 nazioni ancora non hanno ritenuto di mettere al bando l’amianto, un agente classificato cancerogeno da ormai oltre 45 anni.
La raccomandazione è quindi proprio per chi fa il nostro lavoro. Per chi si occupa di rischi, di igiene del lavoro. L’augurio è che testi come questo ci entrino dentro e ci aiutino a uscire dal torpore nel quale siamo relegati troppo spesso da norme incomprensibili e raffinati sofismi.
Leggiamolo questo libro e riscopriamo le persone: l’unico vero e nobile motore della nostra fortunata attività.