venerdì 10 gennaio 2020

Chernobyl Italia di Stefania Divertito - Recensione









Quello di Chernobyl è considerato il più grave incidente nucleare della storia. A oltre 30 anni da quel tragico 26 aprile del 1986 la narrazione dell’evento suscita orrore e interesse allo stesso tempo. La gestione del rischio industriale come la conosciamo oggi deve alcuni dei suoi punti più qualificanti anche all’analisi di quell’incidente che ha, tra l’altro, condizionato le scelte e le politiche energetiche di intere nazioni.
Cosa c’era quindi da dire dopo tanto tempo in Italia su quell’incidente avvenuto in Ucraina? C’era da raccontarlo in modo semplice alle nuove generazioni oltre che ai non addetti ai lavori e Stefania Divertito lo ha fatto. Il testo di cui parliamo è un libro importante per almeno 3 motivi: è scritto bene, è semplice e parla di persone. Il libro peraltro è arricchito anche da un’appendice sulla storia dell’energia nucleare in Italia e sui problemi legati allo smaltimento dei relativi rifiuti.
Paradossalmente il fatto che un libro sia scritto bene non è più scontato. Sotto la spinta delle cose velocissime, delle autoproduzioni e sotto il continuo attacco dei social media la lingua italiana sta passando periodi difficilissimi. Leggere una cosa ben scritta a mio avviso rimane sempre un piacere e in questo caso Stefania fa il suo mestiere di giornalista argomentando, adottando un linguaggio chiaro ed efficace; con una scala di tempi e avvenimenti che riesce ancora una volta a creare una tensione emotiva sia in chi conosce i fatti sia in chi ci si affaccia per la prima volta.
Il testo è semplice e procede senza cedere mai alla tentazione tecnicismi che snaturerebbero l’intento dichiarato fin dalle prime pagine: ricordare cosa è successo all’epoca e cosa questo ha comportato dopo. Il testo è, tra l’altro, arricchito da una bibliografia che permetterà a chi ne avrà voglia di approfondire, tra l’altro attingendo anche alle numerose risorse presenti sul web a cominciare dalla ricchissima pagina wikipedia.
Infine, si parla di persone ed è forse questo il punto forte del libro perché ci restituisce la dimensione umana di quella tragedia. Si raccontano singole storie, episodi di persone arrivate in Italia per scappare delle aree contaminate e tutto questo serve. Dare la cifra di un incidente che ha strappato alla loro terra decine di migliaia di famiglie. Il rischio di una lettura asettica delle cifre quando i numeri sono così importanti è sempre in agguato e questa lettura ci ricorda come accettando il rischio di eventi particolarmente improbabili e al tempo stesso così gravi si possa perdere la reale misura delle conseguenze umane di un incidente.
La domanda che rimane in sospeso è quella che ci siamo da sempre posti come addetti ai lavori e come “normali” cittadini: dove va posta l’asticella del rischio? Cosa siamo disposti ad accettare in cambio di benessere, energia a basso costo e lavoro? Basterà approfondire con qualche altra lettura per rendersi conto che gli effetti degli incidenti legati alle altre fonti energetiche (prime tra tutte il carbone) sono numericamente altrettanto importanti, se non peggiori. Ma il rischio del nucleare ha una valenza globale; le letture su questo argomento e sulle tematiche ambientali non saranno mai abbastanza finché non saremo capaci a comprendere la dimensione collettiva dei vantaggi e dei problemi che queste comportano.
E’ un pezzo di storia: un fondamentale pezzo di storia che non deve mai essere dimenticato.



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